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14 aprile 2010

Nato libero


gatto luna

Bambino - gatto

Il bambino - gatto ha la coda e le vibrisse, ma non si vedono.

Qualcosa però tutti intuiscono, perché dicono che è un selvaggio o un randagio.

Suscita nei bambini – bambini e negli adulti – adulti un certo istintivo timore. Imprevedibile e rapido, sfugge ad ogni controllo.

Dicono si aggiri sui tetti e dorma nelle roulotte. Che a lasciare incustodito un pezzo di salame, poi non lo ritrovi più.

Ma lui di notte sogna di correre appresso alle galline di suo nonno, che è là, lontano.

E’ dotato di un’intelligenza vivace e quasi felina, lo sguardo attento e furbo, gli occhi gli sorridono sempre. E’ la vita. E’ così tanta che non ci sta più dentro.

E’ diffidente per natura.

Se lo chiami, si avvicina annusando l’aria, sinuoso e scaltro.

Si struscia e fa un po’ di moine.

Se gli va è buono di accettare anche qualche grattatina sulla testa, ma evitate i movimenti bruschi: soffia, graffia e scappa via. E dopo bisogna ricominciare tutto daccapo.

E’ consigliabile incoraggiarlo con manicaretti gustosi ed essere molto pazienti.


Non si sa ancora se si possa addomesticare.




permalink | inviato da Capa_stuerta il 14/4/2010 alle 14:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

26 febbraio 2010

angoli selvaggi

Un acquazzone tra due spicchi di sole.

Di controluce la pioggia sembra polvere d’argento e l’asfalto non è mai stato così bello.

Tra il marciapiede e le macchine qualche albero a presidiare mezzometroquadro di aiuola asfittica di città…

Non serve di più.

Il ritaglio di verde mi punge la vista. L’odore di terra bagnata è inconfondibile anche in mezzo allo smog e mi punge il cuore. Deve essere quasi primavera. Mi fa sempre questo effetto.

Annuso l’aria e per poco non mi metto a ululare.

Piuttosto mi parte in testa e sulle labbra un motivetto.

Erase and rewind. Ma che c’entra?!? Non ricordo manco di chi sia, ancora più vaghe le parole... Canticchio ripetendo il titolo come un mantra.

Cancella e torna indietro?

Bah, già fatto mille volte…una più, una meno…..

 

Che poi mica vero. Indietro non si torna mai. Al massimo un cambio di rotta, per quanto brusco. Infatti a volersi proprio divertire a unire i puntini la mia vita procede a zigozago. Perché, la vostra no?

 

Quasi quasi mi esalta l’idea di correre il rischio.

 

Come quando da ragazzini ci siamo buttati giù da un ponticello per vedere l’effetto che fa affondare a tutta velocità in un metro e mezzo di neve. Poi uno si chiede come ha fatto a sopravvivere alla propria adolescenza.

 

Questi sono i pensieri di ogni pre-primavera.

Cerco nuove vite per me. Le mie personalità multiple esigono soddisfazione. Qualcuna è più paziente. A qualche altra basta un angolino di terra bagnata e si mette a gridare.

Mi accendo una paglia che non è mai stata così dolce e me la faccio a piedi fino a casa in uno stato di grazia.

 

I cinici diranno che mi si è mosso qualche ormone.

Io sostengo sia il piccolo bambino selvaggio che reclama la sua ora d’aria.

Bisognerà dargli retta anche stavolta. Vedremo cosa avrà voglia di fare.

(Intanto gli metto su il suo album preferito… gli piace tanto il basso funky dei Red Hot.)





permalink | inviato da Capa_stuerta il 26/2/2010 alle 21:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (38) | Versione per la stampa

29 gennaio 2010

Sex and the Capa

Qui si narra di come la Capa fu. Insomma di come divenne manifesto a lei stessa che Femmina era.


Nella Metafisica dei tubi si legge:
In principio era il nulla. E questo nulla non era né vuoto né vacuo, esso nominava solo se stesso.

E in principio infatti tutto andava bene.


Veramente andava bene anche dopo. Secondo me. Fino a quel giorno.


Nata dopo una teoria di cuginetti e prima della seconda ondata, tutta di cuginette, la mia vita Era e basta. Nell'enorme stanza dei giochi che era l'agglomerato casa di nonna - pianerottolo - casa di zia - cortile, ero libera e felice. Avevo pure ben due divinità da adorare, perfette in se stesse. Chicco e Pallì. Cugini misteriosi, misterici e affascinanti.

Si giocava insieme, si mangiava insieme, si dormiva insieme. Si litigava e ci si picchiava a turno.

Da bravi parenti.


Mai formulato un pensiero, ma fatto si è che davo per scontato che anch'io fossi un maschio. O che almeno potevo esserlo. O che comunque quando volevo lo ero e basta.

 
Certo che avevo notato delle differenze, come no! Però mi sembravano del tutto trascurabili.

Applicavo l’indiscutibile principio del libero arbitrio.


La prima estate al mare in cui ho avuto completo controllo degli arti superiori e inferiori mi sono fatta regalare uno strepitoso camion betoniera da spiaggia, per cementificare forse l'intera costa adriatica. Nessuno ha fatto obiezioni né commenti. Il mondo era mio. Ero una bimba fiera.
Guardavo distrattamente le altre bambine ciondolare avanti e indietro dal bagnasciuga trascinandosi per i capelli quelle Barbie nude e arruffate dopo "il bagnetto". Puah! Nullità! Io pure avevo delle bambole, ma, Dio mio! cosa te ne fai di un pupazzo quando hai quel popò di tecnologia.


Poco dopo peraltro il mio Olimpo personale ospitò un terzo personaggio. Michel Platini. Sì. Quello.


Per capirci, a me del calcio non mi fregava proprio niente. Da dove fosse spuntata questa fissazione non è dato sapere.

Però la reclusione da morbillo me la ricordo così: dieci giorni con addosso una maglietta a strisce bianche e nere con dietro cucito un bel numero 10. Fierissima.

Sia chiaro, a casa mia non si buttavano via soldi. Trattavasi di riciclone di stoffe sapientemente cucite dalla nonna. Una sarta in casa è una benedizione.


E fu così che, sempre più consapevole del mio essere perfettamente ciò che volevo, il primo Carnevale di cui ho piena memoria ho martirizzato mia nonna perché desideravo tantotantotanto il vestito di Zorro.


I miei divini hanno dovuto stringersi un po' per far posto al nuovo.

 

Un intero book fotografico per lasciare l’epica impresa ai posteri.

Con baffi a matita, cappello a falda larga, una camicia a sbuffi e volant lucida e immacolata, strizzata in una fascia di raso rossa fiammante, bolerino e pantaloni orlati d’oro, d’oro! E il mantello… Goduria! Di fuoco dentro, fuori nero come la notte. E la spada.

Nel book ci sono anche i miei eroici cugini. Vestiti da cow boy. Mah. Stavolta li avevo superati. Vuoi mettere? Vestiti comprati, si vedeva benissimo. Pessime rifiniture. Le frange non erano mica di cuoio vero. E poi quelle pistole! No dico, all’arma bianca ci si batte, quello sì è vero valore. Insomma, Zorro non lo puoi fregare. E’ il top della gamma.

Fiera che mi mancava l’aria.

L’apoteosi prima della catastrofe.

 

Festa aziendale per i bambini dei dipendenti con la brava genitrice. Stanzone immenso con folla disumana.

Poco male, faranno largo a Zorro. Cammino sopra cuscinetti d’aria. Io sono Zorro.

Ma il mondo non sa, non capisce o fa finta.

Avrei continuato a bere aranciata e mangiare pizzette e poi improvvisato un duello all’ultimo sangue, magari con qualche Goldrake di pannolenci.

E invece no. Gli adulti devono organizzare l’esistente a loro immagine e somiglianza. Classificare. Incasellare. Distinguere.

Che si vanno a inventare?

I maschietti devono invitare le femminucce a ballare, porgendo una rosa. Anzi no, i cavalieri devono invitare le damine.

Damine?

Io mi guardo intorno e non capisco. Vedo del movimento. Un principe azzurro si  avvicina a una damina rosa. Un indiano si agguanta una fatina. Mi giro disperata a cercare Goldrake. Non l’ho pensato proprio così, ma certo anche lui poteva avere dei problemi ad accoppiarsi… Ecco magari io e Goldrake, tra un duello e un ballo, non mi sarebbe dispiaciuto.

Niente, andato pure quello.

Mentre le chances diminuivano tragicamente, in me diventava sempre più impellente il desiderio di avere una rosa. La mia rosa. Voglio la rosa, oh!

Niente da fare. Sudata da bestia, col baffo sbavato e in mano solo il fioretto, rivolgo uno sguardo disperato alla mia genitrice e una domanda. Perché?

 

Eh, ma tu sei Zorro!

 

Ma che c’entra? Non è giusto! La rosa la volevo pure io.

 

Avevo sei anni e avevo scoperto il sesso.

 

Terribile.

 

L’anno dopo mia nonna era già lì a prendermi le misure per un clamoroso abito da principessa. Il mio primo vero pensiero pensato con tanto di parole è stato “Non mi fregate più”.









permalink | inviato da Capa_stuerta il 29/1/2010 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

29 dicembre 2009

Carta, prego...

Il 2009 si era aperto alla grandissima. Fossi stata al tavolo verde avrei dichiarato un fiero all in, alzandomi in piedi in preda all'euforia.
Ma com'è, come non è, l'anno si chiude e i punti in mano mi sembrano meno sicuri. Carta, prego... vediamo come va.
Ci sono gli anni devastanti, quelli di svolta e pure quelli interlocutori. E io mò interloquisco, credo. Per carità e chi si lamenta!
Però però...
Tre mesi passati a tirare calci come un mulo sfulminato. Un male boia! L'ultimo mese ho deciso che era ora di cominciare a darmi una calmata, che morire d'infarto a trentaquattro anni non è poi così raro...
Tengo a freno anche se faticosamente la mia smania di onnipotenza lavorativa. Parlo solo con chi ha le orecchie. Agli altri regalo un ampio sorriso beota. Molti si sentono rassicurati da questo, mi pare.

Se il lavoro non dà soddisfazioni, l'amore non dà certezze. Incontentabile dite?!?

Ecco, mica ho detto che va male. No no, bello, bellissimo ci mancherebbe. Però rimane tutto meravigliosamente vago e indeterminato... Peccato che a me 'sta cosa ogni tanto mi piace, ogni tanto no.
Che forse sono diventata pure io donna "del fare" (ohgggesù!)... E comunque rimango una alla quale girano le balle alla velocità della luce.

Così per il 2010 non mi auguro niente di specifico. Solo di continuare a trovare ogni volta che serve il mio equilibrio dinamico. Che non sarebbe poco.

A voi, ovviamente, auguro solo il meglio!


Da qui al 31 c'è ancora tempo...magari se mi sento più ottimista sostituisco il tutto con un bel post trasudante speranza e ggioia...






permalink | inviato da Capa_stuerta il 29/12/2009 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa

20 novembre 2009

Il balcone della vicina è sempre più verde

Care e cari, mi risveglio dal torpore grazie al mio arzillo vicinato.
Sto passando una fase talmente grigia che un bel parapiglia condominiale può essere un'occasione per allontanarsi dai pensieri ossessivi in cui sono immersa. Insomma, come diceva quel tale, scrivo così mi distraggo un po'...

Allora la vicenda comincia ieri sera, ma io sono talmente da un'altra parte con la testa che non mi accorgo di niente.
Dunque ieri sera tornando a casa incrocio un gruppetto di presunti vigili del fuoco sul mio marciapiede. Però la divisa non mi sembrava quella. Mah....Lenti, sereni, sorridenti, con le mani in tasca. Il mio primo pensiero è che sono dei gran bei pezzi di gggiovani. Notevoli, proprio. Il secondo pensiero è  ancora più idiota: ma che hanno fatto un raduno?
Ma un raduno di che?
Passo dal mio cancelletto concentrandomi più che altro sull'aspetto ormonale dell'incontro. Testa bassa rientro a casa.
Provo a rilassarmi dall'enesima giornata lavorativa deprimente, accendo la tv, preparo qualcosa da mangiare. A un certo punto il volume della televisione è surclassato dalle solite grida della vicina .Ce l'ha con altre voci maschili che rispondono con tono calmo.

Penso: è la vecchia che fa un'altra ramanzina a quei poveri disgraziati dei pakistani. Se non viene a chiamarmi non mi muovo da qui. Stavolta se la svanga da sola.
Stamattina esco di casa. Sono già in ritardo. Apro la porta e la longeva mi si para davanti con l'aria stravolta.

"Oh signorina che è successo! Oh signorina mia! Venga da me a guardare che mi è successo! Venga!"  Alternanza: mani nei capelli, mani al petto.

Declino educatamente l'invito. "Signora, se arrivo in ritardo in quella scuola terribile, mi fanno una testa così"  (E' chiaro per tutti che ho tradotto per lei "di merda" con "terribile" e "culo" con "testa")
.

La vegliarda si offende comunque, ma non molla.
"Ma signorina non ce li ha due minuti per me? " Tra la pena per la vecchina e l'ira della Iena scolastica opto per la prima e mi rassegno.


Stavolta mi trascina sul balcone. Mentre mi affaccio penso che se mi vuol far vedere un'altra antenna parabolica Made in Pakistan la scaravento di sotto. A lei, no all'antenna.
Invece esco e assisto ad uno spettacolo straordinario: il suo balcone è strapieno di verde.
Troppo verde! Un profumo intensissimo di aghi e resina.
Un pino, vacca miseria! Il pino del comdominio di fronte le si è accasciato sul  balcone, al secondo piano. Fa pure capolino dentro la finestra della sua camera. Un pino secolare, meraviglioso.

Il balcone del vicino è sempre più verde, penso in un momento di folle euforia.....

"Beh, signora, così per Natale non deve comprare l'albero... mette le palline direttamente su questo qui...Fa un figurone!".

La longeva mi guarda stralunata ma poi scoppiamo a ridere come due bambine. Ha gli occhi più a palla dei miei. Penso che nessuna delle due se la stia passando molto bene.
Mi domando se sia il caso di prendermi un giorno di permesso, quando riesco in qualche modo a svincolarmi.... con la promessa di ripassare dopo il lavoro.

Alle due non riesco nemmeno a rientrare in casa. Mi sta aspettando sul balcone. "Signorina, venga! Venga! Parli mò lei con loro lì, che a me non mi danno retta!"

Immagino il perché...è una rompiballe da guiness dei primati.... ma mi guardo bene dal condividere con lei questo pensiero...
 
Loro lì raggruppa un numero imprecisato di soggetti presenti sul luogo del delitto. Riconosco le giubbe della sera prima. Istintivamente mi rallegro. Ah! Questi non-vigili del fuoco come mi piacciono! Ci sono pure i vigili veri che transennano. Ma com'è che sono tutti così belli?
Stanno tutti oltre la rete, nell'altro condominio, col naso all'insù.

Salgo dalla canuta che mi introduce in balcone con un sussurro "Veda mò lei, che questo qui è un po' arrabbiato....". Mi affaccio titubante. Oltre alla meravigliosa massa arborea adesso sul balcone c'è un meraviglioso non-vigile del fuoco. Una massa di capelli biondi e riccioluti, una massa muscolare ragguardevole. Un paio di occhi verdi a fare da pendant col pino. Mi presento con un sorriso un po' da berluscones e comincio a scusare la signora. Tanto già lo so. Quella li avrà portati tutti allo sfinimento psicologico! Figurati al poveraccio che le sta più  a tiro. Infatti il gggiovane prestante si lamenta che l'albero non l'ha tirato giù lui, lui sta solo cercando si risolvere il problema.

Ma l'idillio è breve perché lei teme che io stia tergiversando... mi parla, mi incalza, mi implora, ricomincia a gridare improperi al poveraccio e a tutto l'universo mondo.

Per farla calmare mi faccio vedere dinamica. Rientro in casa come una furia, lascio la borsa da lavoro, schivo il gatto ululante di fame, acchiappo blocco, penna e fotocamera. Torno fuori. "Signora, si metta tranquilla, ci penso io!". Mi precipito giù.  "Sì sì, signorina! Faccia mò le foto!! Io non pago, eh! Voglio il risarcimento danni!" mi grida dietro lei.

Raggiungo la schiera di divise e comincio le presentazioni. Raccolgo informazioni, giustifico, medio. Responsabilità, danni, tempi, procedure, numeri di telefono.
Per un attimo mi sento l'erede della Gabanelli... I pensieri idioti di oggi si sommano a quelli di ieri...

Insomma: la vicina non ha avuto grossi danni. Si è leggermente scheggiato il davanzale, la tapparella funziona, nonostante lei sotenga che "non si chiude bene come prima". Ohmmadonnasantissima! Lunedì farò il mazzo all'amministratore. Esigerò una riparazione immediata naturalmente a spese del condominio di fronte. O me o lui. Meglio lui. Le tapparelle ancora non ho imparato a ripararle.

La cosa più triste è che l'albero è caduto per stupida ottusità umana. A furia di tagliare negli anni "scomode" radici affioranti, non ce l'ha fatta più a reggersi in piedi. Un tronco di non so quanti metri. Che tristezza.


il povero Pino sul balcone..... (già coi rami tagliati dal muscoloso ggiovane)



il povero Pino.... mentre cercano di rimuoverlo dal balcone




permalink | inviato da Capa_stuerta il 20/11/2009 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (34) | Versione per la stampa

30 settembre 2009

Reset




Ok.
Cancello e ricomincio.

Ormai ne avrete le scatole sfrantumante, ma io questo c'ho in testa e questo scrivo.
L'oggetto è sempre lo stesso. Provo solo a cambiare il punto di osservazione.
Se hanno inventato la prospettiva un motivo ci sarà.
Certo, è compito del soggetto sportarsi fino a trovare la posizione migliore o la più utile.

Allora io mi sposto.

Scelgo di mettere un punto all'elenco di tutto quello che non va.
Scelgo di mettere a fuoco quello che, con più o meno fatica, potrebbe andare o magari andare meglio. E darci dentro di brutto.
Scelgo di trasformare la rabbia e la frustrazione in energia creativa. Sperando di riuscirci.
Scelgo di seppellire momentaneamente la motosega (che pure ritengo amica fidata) per avere le mani libere così da poter raccogliere
      appena spunta
                     dopo tanto sudare
      il primo fiore di cactus di quest'anno scolastico.


Comunque già mi accontenterei di riuscire a recuperare un po' di sonno arretrato...



23 settembre 2009

Robespierre

Quelli che tu Buongiorno mi scusi e loro sostanzialmente Vaffanculo

Quelli che Stai tu coi bambini che mi prendo un caffè (e tornano dopo venti minuti)

Quelli che starebbero zitti anche mentre gli tagliano un braccio con la motosega

Quelli che L’efficienza sopra tutto e tutto al di fuori della discussione

Quelli che il primo giorno di scuola al bocciato dicono Non vorrai fare la stessa fine dell’anno scorso

Quelli che Ci mancano pure le graffete ma non dobbiamo lamentarci perché d’altronde siamo in guerra (???)

Quelli che fondamentalmente Sono cazzi tuoi

Quelli che il materiale è nell’armadio, ma la chiave no

Quelli che c’è l’ascensore ma ci vuole la chiave, che comincio a pensare sia chiusa nell’armadio di cui sopra

Quelli che sono anafettivi ma si sentono educatori eccezionali

Quelli che esercitano il potere così come Zeus manda pioggia

Quelli che preferiscono non avere problemi

Quelli che la ricreazione si fa in classe, non si grida, non si corre, non si suda, si va in bagno a due a due

Quelli che la scuola cade a pezzi ma la disposizione banchi a ferro di cavallo è contro le norme di sicurezza

Quelli che lavagna c’è ma chi la appende al muro?

Quelli che l’insegnante di sostegno è il santone degli handicappati

Quelli che non hanno capito che l’insegnante di sostegno sostiene i bambini e non anche gli adulti

 

 

                                                                 ZAC!!!




permalink | inviato da Capa_stuerta il 23/9/2009 alle 17:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa

18 settembre 2009

Metallica e cambi di stagione

Mi scuso se non leggo, se non rispondo, se rimuovo.

Forse risento del cambio di stagione, forse di altro.

Oggi mi sento come in una ballata dei Metallica.

(...mi sento anche un po' scema...ma quello coi Metallica non c'entra)




10 settembre 2009

dacci oggi la nostra lotta quotidiana

Fino a che punto ha senso combattere?

Sono incazzata come una bestia. L’ennesimo cellulare in frantumi. Stavolta con l’aggiunta di un posacenere. Se qualcuno mi passa un piccone finisco l’opera.

Fumo. Mi apro una bottiglia di bianco in mancanza di meglio. In mancanza di un abbraccio. In mancanza di un silenzio amico.

Combatto sempre alla mia maniera. Torno con lo scudo oppure sopra di esso. Una enorme cazzata che va bene per i film. Ma sono fatta così. Porca vacca maiala.

Infatti sono già molto stanca. Da anni.

Combatto per me. Per far capire quali sono i miei spazi. Le mie decisioni. Il mio modo di vedere la vita.

Combatto contro chi dovrei amare.

Ma lo amo. Solo che a modo mio.

E’ l’unico modo vero che ci possa essere. Il resto è manfrina. E’ quieto vivere.

Il quieto vivere mi fa schifo.

Di sicuro non sono facile da accettare, ma cazzo, sono così. Sono così. Prendere o lasciare, la terza via non esiste.

Da quando ho cominciato a capirlo è stato un continuo scontro. Alla controparte non va bene. Sono offensiva. Irrispettosa. Dura. Ingrata. Ogni discussione con la controparte vuole le sue vittime. Nessuno fa prigionieri. Nemmeno stavolta.

Sono solo una donna di quasi trentacinque anni che vuole trovare la sua strada. Da sola. Non sono più una bambina. Sono io. Che faccio tutti i giorni i conti con me. Nel bene o nel male. E i conti a volte sono complicati, ma mi impegno molto. Occhi asciutti e testa alta.

Dico la mia verità. Perché non riesco più a tenermela dentro. Vivaddio! Una volta che ce l’ho chiara in testa! Quando provo a trattenermi, dopo un po’ la vomito sul pavimento.

Odiatemi pure. Io sono così.

Sappiate che come tutti voi mi faccio un mazzo così per vivere. E dico vivere non a caso. Perché sopravvivere non richiede un così sanguinoso dispendio di energie. E ognuno ha la sua concezione del vivere. Amen.

Se vuoi costringere un gatto a starti sulle gambe quando non vuole, non ci sono santi. Lo devi legare. Ma poi non è manco detto che si rassegni.

Bisogna solo aspettare saggiamente che venga a sdraiartisi sui piedi facendo le fusa e chiedendo le coccole.

Non ho mai detto di essere facile.

Buona notte a chi riuscirà a dormire.




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31 agosto 2009

Pronti via!



Ai blocchi. Da domani si riparte.
Domani vado a prendere servizio nella nuova scuola alla quale sono stata assegnata. Teoricamente dovrebbe essere la mia sede definitiva. Praticamente chissà.
Ho passato gli ultimi mesi a farmene una ragione. Volevo evitare di farmi trascinare via lasciando i segni delle unghie sulle porte. Così ho portato a casa piano piano tutta la roba accumulata per cinque anni nel mio ex armadietto, ho riordinato con amore tutto il materiale dei miei bambini, ho salutato abbondantemente ognuno dei colleghi a cui tengo di più.
Perché lasciarsi quando ci si vuole così bene? Lo so che non è un fidanzato, è una scuola...
E adesso sono pronta.
Faccio spazio al nuovo. Non ho mai smesso di credere nelle grandi potenzialità presenti in ogni cambiamento, volontario o fortuito.
Quindi tant'è: domani io riaprirò le mie porte. Curiosa come un gatto. Tempero le matite controllo le biro, preparo carpette colorate nuove di pacca per i pargoli che ancora non conosco. Faccio ipotesi su come saranno. Lo so che non è un parto, è una scuola...
Ma a me la scuola mi piace. Alla faccia di tutti quelli che la stanno distruggendo.






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